INTERVENTI CHIRURGICI

INTERVENTI

CHIRURGICI

ARTROSCOPIA GINOCCHIO

Questo tipo di intervento chirurgico si rende necessario quando l’articolazione del ginocchio subisce alterazioni tali da non consentire altri tipi di terapia medica o fisioterapica.

           

Il dolore di ginocchio può essere causato dalle diverse strutture che lo compongono:

            - i menischi

            - i legamenti (crociato anteriore e posteriore)

            - la cartilagine articolare

            - la sinovia, ovvero il rivestimento interno dell’articolazione.

 

L’artroscopia consiste in una procedura operatoria mininvasiva con la quale è possibile ottenere la visione diretta della cavità articolare e procedere al trattamento delle patologie menzionate.

           

Tale metodica prevede l’effettuazione di 2-3 piccole incisioni chirurgiche attraverso le quali è possibile:

            - la dilatazione della cavità articolare;

            - la visione diretta della cavità articolare attraverso una telecamera;

            - l’introduzione degli strumenti necessari alla procedura chirurgica (meniscectomia, sutura meniscale, pulizia articolare).

In questo modo è possibile prendere visione della cavità articolare in tutti i suoi distretti (artroscopia diagnostica) ed eseguire tutti i gesti necessari (artroscopia chirurgica) per lo stato di patologia.

           

In particolare, è possibile procedere al trattamento di:

            - lesioni meniscali: asportazione del tessuto meniscale (meniscectomia selettiva) o sua sutura a seconda del tipo di lesione e dell’età del paziente;

            - lesioni cartilaginee: regolarizzazione flaps e detriti condrali, ovvero pulizia articolare (per lesioni cartilaginee di gravità intermedia), perforazioni o microfratture (per degenerazioni cartilaginee più avanzate), trapianti cartilaginei autologhi;

            - asportazione di corpi mobili;

            - plica sinoviale (detensione di sinovia ipertrofica).

 

L’artroscopia è quindi in grado di effettuare un bilancio intrarticolare ben preciso, talvolta difforme dal bilancio eseguito con le metodiche della radiologia tradizionale (TAC o Risonanza Magnetica) per procedere al gesto chirurgico più opportuno per la patologia rilevata.  Per questo motivo è possibile che i gesti chirurgici citati non siano isolati, ma più spesso associati, in quanto associati risultano anche i quadri che determinano la patologia.

RICOSTRUZIONE LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE, LCA

Questo tipo di intervento chirurgico si rende necessario quando si verifica la rottura del legamento crociato anteriore determinando l’instabilità dell’articolazione del ginocchio e dolore quando sono associate lesioni meniscali e/o cartilaginee.

 

Le lesioni del LCA, Legamento Crociato Anteriore sono esclusivamente di origine traumatica, provocate, quindi, da eventi distorsivi. Il mancato trattamento di queste lesioni provoca un’alterazione della cinematica articolare con possibile sensazione soggettiva di instabilità, episodi di cedimento articolare, versamento articolare.

 

Soprattutto nei soggetti di giovane età, la mancanza del LCA non è spesso compatibile con lo svolgimento di sport di contatto o dove sono presenti frequenti cambi di direzione.

 

 

La ricostruzione del LCA prevede due tempi ben distinti:

 

1) il prelievo tendineo a cielo aperto (prelievo gracile e semitendinoso, prelievo di tendine rotuleo);

 

2) la ricostruzione artroscopica del LCA.

 

L’artroscopia prevede l’effettuazione di 2-3 piccole incisioni chirurgiche attraverso le quali è possibile:

 

- la dilatazione della cavità articolare;

- la visione diretta della cavità articolare attraverso una telecamera;

- l’introduzione degli strumenti necessari alla procedura chirurgica (esecuzione dei tunnel ossei, meniscectomia, sutura meniscale, pulizia articolare).

 

In questo modo è possibile prendere visione della cavità articolare in tutti i suoi distretti (artroscopia diagnostica) ed eseguire i gesti necessari (artroscopia chirurgica) per lo stato di patologia.

 

 

In particolare, è nel contempo possibile procedere al trattamento di:

 

- lesioni meniscali: asportazione del tessuto meniscale (meniscectomia selettiva) o sua sutura a seconda del tipo di lesione e dell’età del paziente;

- lesioni cartilaginee: regolarizzazione flaps e detriti condrali, ovvero pulizia articolare (per lesioni cartilaginee di gravità intermedia), perforazioni o microfratture (per degenerazioni cartilaginee più avanzate);

- asportazione di corpi mobili;

- trattamento plica sinoviale patologica (detensione di sinovia ipertrofica).

 

L’artroscopia, quindi, è in grado di effettuare un bilancio intrarticolare ben preciso, talvolta difforme dal bilancio eseguito con le metodiche della radiologia tradizionale (TAC o Risonanza Magnetica) per procedere al gesto chirurgico più opportuno per la patologia rilevata. Per questo motivo è possibile che i gesti chirurgici citati non siano isolati, ma più spesso associati, in quanto associati risultano anche i quadri che determinano la patologia.

 

La fissazione del trapianto avviene mediante l’utilizzo dei più moderni device disponibili, la cui scelta dipende dal tipo di trapianto, dalla qualità dell’osso e dell’età del paziente.

PROTESI DI GINOCCHIO

Questo tipo di intervento chirurgico si rende necessario quando l’articolazione del ginocchio subisce alterazioni tali da non consentire altri tipi di terapia medica o fisioterapica. Nel processo artrosico, la cartilagine articolare che riveste le estremità ossee del ginocchio va incontro ad un processo di progressiva usura.

 

La sua assenza, totale o parziale, impedisce i normali movimenti di scivolamento delle ossa, causando limitazione della flessione e dell’estensione del ginocchio. I capi ossei, peraltro sprovvisti della copertura di cartilagine, vengono a contatto tra loro causando infiammazione dell’articolazione responsabile della tumefazione del ginocchio ed un ingravescente dolore con caratteristica insorgenza notturna e che si acuisce durante la deambulazione.

       

Allo scopo di ripristinare una normale struttura articolare, le superfici articolari del ginocchio vengono rimosse e sostituite da un impianto protesico costruito con leghe di materiali biocompatibili che viene fissato all’osso con l’uso di un polimero comunemente detto cemento. Al termine delle varie fasi si sarà in grado di svolgere le normali attività quotidiane con maggiore facilità, ma soprattutto in maniera indipendente.

       

La durata dell’intervento è di circa 90 minuti e richiede una degenza nell’Unità Operativa di Ortopedia di 4 – 5 giorni. Successivamente è programmato un trasferimento nell’Unità Operativa di Riabilitazione della Casa di Cura, per il recupero funzionale del ginocchio. La ripresa della deambulazione viene autorizzata di norma dopo 2 giorni dall’intervento con appositi ausili. La durata complessiva del ricovero è di circa 15 giorni.

 

 

Un adeguato programma riabilitativo sarà predisposto dal personale medico della Casa di Cura in relazione a diversi fattori: tipo di protesi, osteoporosi dell’osso, tipo di cementazione, stato di forma generale, ecc…

         

Al termine di tale ciclo di riabilitazione, è necessario che eseguire giornalmente 15 – 20 minuti di ginnastica di rinforzo muscolare, al fine di mantenere una struttura muscolare che consenta una deambulazione efficace e senza dolore.

PROTESI D’ANCA

Questo tipo di intervento chirurgico si rende necessario quando l’articolazione dell’anca subisce alterazioni tali da non consentire altri tipi di terapia medica o fisioterapica. Nel processo artrosico la cartilagine articolare che riveste le estremità ossee dell’anca va incontro ad un processo di progressiva usura.

 

La sua assenza, totale o parziale, impedisce i normali movimenti di scivolamento delle ossa causando rigidità articolare. I capi ossei, peraltro sprovvisti della copertura di cartilagine, vengono a contatto tra loro causando infiammazione dell’articolazione ed un ingravescente dolore che si acuisce durante la deambulazione.

 

Allo scopo di ripristinare una normale struttura articolare, le superfici articolari dell’anca vengono rimosse e sostituite da un impianto protesico costruito con leghe di materiali biocompatibili.

 

Al termine delle varie fasisi sarà in grado di svolgere con maggiore facilità le normali attività quotidiane, ma soprattutto in maniera indipendente. La durata dell’intervento è di circa 90 minuti e richiede una degenza nell’ Unità Operativa di Ortopedia di 4 – 5 giorni.

 

 

Successivamente è programmato un trasferimento nell’Unità Operativa diRiabilitazione della Casa di Cura per il recupero funzionale dell’anca. La ripresa della deambulazione viene autorizzata di norma dopo 2 giorni dall’intervento con appositi ausili. La durata complessiva del ricovero è di circa 15 giorni.

 

Un adeguato programma riabilitativo sarà steso a cura del personale medico della Casa di Cura in relazione a diversi fattori: tipo di protesi, osteoporosi dell’osso, modalità di fissazione, stato di forma generale…

 

Per circa un mese dopo l’intervento sarà necessario l’uso ausili adeguati. La fisiochinesiterapia riabilitativa sarà prestata da personale tecnico della Riabilitazione già nel periodo post-operatorio e proseguirà fino al raggiungimento di una piena autonomia.

 

Il completo recupero avverrà tra il primo e il secondo mese dopo l’intervento.

Al termine del ciclo di riabilitazione, è necessario eseguire giornalmente 15 – 20 minuti di ginnastica di rinforzo muscolare, al fine di mantenere una struttura muscolare che consenta una deambulazione efficace e senza dolore.